Questa settimana è stata proprio una schifezza, almeno finora. Certo, l'esperienza mi insegna che anche dalle brutte giornate come queste si può ricavare qualcosa di buono. E' solo che in alcuni momenti la stanchezza (quella brutta infame! xD) riesce a prendere il sopravvento su tutto il resto e nonostante l'ottimismo ci si sente addosso il peso di tutto quello a cui si è cercato di resistere nel tempo. Oggi, come ogni volta in cui mi capita, ho riletto questo piccolo stralcio di riflessione, scritto in un giorno di una settimana forse proprio simile a quella a quella che sta lentamente trascorrendo. Mi aiuta sempre :) perché mi ricorda che nonostante tutto, alla fine trovo sempre la forza per superare anche le situazioni più difficili e per percorrere le strade più impraticabili. In fondo l'importante è la fiducia, no?
«Sei un guerriero. E il problema quando sei un guerriero è che tutti si aspettano che tu lo sia sempre, in ogni momento. In ogni istante. Per ogni respiro emesso nella tua vita. Tutti si aspettano che tu combatta. Sempre. Che tu sia forte. Sempre. Se cadi tutti si aspettano già che tu riesca a rialzarti. Come se fosse la cosa più semplice e naturale del mondo. Perché tu sei una roccia. Sei un guerriero. Anche se la caduta è di quelle talmente brutte e rovinose da farti desiderare di restare semplicemente lì per terra per sempre, nel limbo di un dolore che non se ne va, ma che non può aumentare se non lo affronti. Rilegato in un microscopico angolino nella tua testa, nel tentativo di convincerti che non esista. Per estraniarlo. Per estraniarti. Per escluderlo dal tuo mondo. Per emarginarlo e renderlo, quindi, solo per un tuo gravissimo errore di calcolo, impotente. Ma il dolore è lì. Esiste, anche se fai di tutto per non vederlo. E ti logora dentro. Ti scava nell'anima come se cercasse di passarla da parte a parte. Ti cresce dentro, lievitando istante dopo istante, cercando di corromperti, di far marcire anche quelle poche parti sane che ti restano. Come un'invisibile emorragia interna, quelle della cui esistenza ti accorgi soltanto quando ormai è troppo tardi. Cerca di distruggerti. E ci riesce. Perché tu sei chiuso nel tuo mondo. Un mondo inesistente, una sorta di crudele placebo che tu stesso hai creato per rendere indolore la tua distruzione. Ma gli altri... gli altri si aspettano che tu resti in piedi. Che tu combatta anche in una situazione tanto tragica. Perché tu sei un guerriero. Perché tu sei una roccia.
Eppure anche Sansone perde la propria forza quando perde la chioma. Anche Achille muore quando la freccia di Paride gli si conficca dritta nel tallone. E persino Ercole perde la vita per il truce stratagemma di un centauro. Ma tu sei una roccia. E nessuno in fondo ricorda che ogni guerriero ha l'anima di un uomo. I sentimenti di un uomo. Le debolezze di un uomo. Anche sotto lo strato di cemento che sembra rivestirne la volontà, la determinazione. Perché la verità è che ogni guerriero ha bisogno di qualcosa per cui combattere. Per cui vincere. E quando quel qualcosa cessa di esistere, la determinazione del guerriero svanisce lentamente, perdendosi. Quando quel qualcosa viene meno, il coraggio, la forza, la volontà del guerriero si spengono. E così la tua.
E nessuno pensa che anche un guerriero ogni tanto ha bisogno di riposare. Di lasciar perdere. Di curare le proprie ferite affinché possano guarire correttamente. Di rigenerarsi. Rigenerarsi, sì. Perché è lì la forza di un guerriero. La tua forza. Il guerriero si ferma e osserva la situazione da ogni possibile angolazione. La analizza. La studia con meticolosa attenzione. E quando finalmente ha compreso, elabora una nuova strategia. Una strategia migliore, che tenga conto del tempo necessario per riprendersi prima di affrontare una nuova battaglia. Che tenga conto del fatto che anche un guerriero è umano e a volte ha bisogno di una tregua. Di trovare ancora qualcosa per cui valga la pena combattere. Ma quando la tregua giunge al termine, quando il guerriero ha riposato, quando si è concesso il tempo per rigenerarsi, allora si alza. Scaccia via la polvere dalla propria armatura. Lava via il sangue rappreso dalle proprie membra, lasciandosi finalmente alle spalle il ricordo dell'ultima battaglia andata male. Il tremendo ricordo dell'ultima rovinosa caduta. E allora sì, è pronto per combattere ancora. Per mostrare ancora alla gente ciò che si aspetta di vedere: un guerriero pronto a tutto pur di vincere la propria battaglia.
Perché tu sei un guerriero. Perché sai che non lamentarsi non vuol dire essere indistruttibile. Perché è la consapevolezza delle tue debolezze che ti rende tale e non la tua forza. Perché è il tuo desiderio di restare in piedi e rendere la tua vita straordinaria che ti rende tale. Perché tu sei una roccia.»

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