Voglio cominciare pubblicando qualcosa che ho scritto un paio d'anni fa. Ogni tanto rileggo quello che scrivo e oggi mi è capitato tra le mani questo. Non è sicuramente un caso, vista la pesante giornata appena trascorsa, quindi ho deciso di pubblicarlo qui, sul mio blog fresco fresco d'apertura! :)
Perché secondo me abbiamo tutti una concezione un po' sbagliata della parola "vuoto". La associamo a qualcosa di "mancante" e quando c'è un vuoto, in automatico, decidiamo che c'è qualcosa da riempire. E se invece non fosse così? Se il vuoto fosse qualcosa di positivo e rassicurante?
Prima, però, riporto il commento da cui era accompagnata questa piccola riflessione:
"Probabilmente per me questa è stata una settimana nella norma, una di quelle in cui si trova nulla di cui lamentarsi. Per il resto del mondo non è stato così. Una bambina è morta attraversando la strada e la gente che le stava intorno non l'ha degnata di uno sguardo. Una madre ha sacrificato la propria vita per salvare dei bambini durante una sparatoria davanti a una scuola elementare. Una ragazza della mia età è morta a causa dell'alluvione, avrebbe compiuto gli anni lo stesso giorno di mia sorella. Un ragazzo della mia età è morto inseguendo il suo sogno su una moto. Tante ragazze e ragazzi, uomini e donne, bambine e bambini sono morti a causa del terremoto. E chi sa quante altre cose accadono nel resto del mondo mentre noi prestiamo attenzione soltanto al nostro piccolo microcosmo lamentandoci per cose poco importanti e non troviamo il tempo per un gesto d'affetto."
«Il Vuoto. Quel piccolo spazio sicuro! Sospeso tra una parola e l'altra. Tra un momento e l'altro. Tra un respiro e l'altro. Con soave leggerezza precede l'emozione e la segue, lasciandoci il tempo di elaborarla, di assorbirla prima di lasciarci travolgere ancora dall'incomprensione, dalla confusione. Il Vuoto che precede un grande dolore. Quel brevissimo momento che vorremmo interminabile. Quel flebile istante in cui tutto è ancora in equilibrio. Tutto è ancora in sospeso, incerto, mentre il vuoto ci avvolge nel suo caldo abbraccio sicuro, proteggendoci dall'inevitabile casualità delle circostanze che il mondo ci spara addosso come se fossimo ricoperti da un involucro di invalicabile adamantio immune ai suoi proiettili. Ma la nostra armatura nel mondo non è fatta d'altro che di piume leggere, di morbida carne, di fragili pensieri, di violente emozioni. Non altro ci tiene realmente in vita se non la nostra determinazione, la forza e l'energia con cui ogni giorno affrontiamo la vita, sfruttando quei piccoli momenti di vuoto per tenere in equilibrio le nostre emozioni. Per non lasciarci travolgere dalla violenza che un'umanità sempre più impietosa ci scaraventa addosso. E a volte è proprio come se dovessimo tirarlo noi il carro del sole, sforzandoci di trascinarcelo dietro con fatica e farlo uscire di scena senza neanche l'inchino, così che il sipario della notte possa calare sull'assenza che sentiamo, con la speranza che quando il sipario si aprirà ancora il nuovo giorno sarà quanto meno migliore del precedente.
Il Vuoto tra un gemito e l'altro nel pianto di una bimba. E ancora il Vuoto, desiderabile placebo, inguaribile portatore di serenità. Effimero.
Il Vuoto tra un pensiero e il successivo, a cui non prestiamo mai attenzione. Troppo presi dalla frenesia di una vita che corre più veloce del pensare stesso. Tempo per la riflessione a cui ci sottraiamo gettandoci come moscerini impazziti contro il neon abbagliante di una società che non ci lascia tempo per l'introspezione, promettendoci di non dover mai fare i conti con noi stessi e con la vita. E ogni volta ci lascia fulminati. Tempo perso. Il Vuoto che potrebbe donarci tempo per la comprensione di momenti incomprensibili. Il Vuoto che dona l'ispirazione ad un artista.
Il Vuoto tra un amore e l'altro, capace di mostrarci quanto amore ci sia nel mondo anche quando ci sembra di averlo perso per sempre. Tenendoci sospesi a mezz'aria, come la foglia ingiallita che si stacca dal ramo dell'albero in autunno e prova l'ebrezza del volo prima di toccare con delicatezza il suolo.
Il Vuoto, tra un respiro e l'altro. Tempo per conoscere noi stessi. Soli. Immersi soltanto nel nostro cuore. Il Vuoto fragile, impalpabile, evanescente, impercettibile. Come la rilucente scia di una stella cadente, nel tempo di una fuggevole pulsazione, nella notte svanisce.»

molto intenso, una prospettiva diversa, uno spunto per pensare...
RispondiEliminaGrazie :) sono felice che ti sia piaciuto :)
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